L' -Lievi Dialoghi su fatti, scritti e Misteri del Cosmo

26 agosto 2020

Dal 22 luglio al 26 agosto - Tre incontri con il giornalista Enrico Martinet e il fisico teorico Fabio Truc.

Lievi dialoghi

Il giornalista Enrico Martinet e il fisico teorico Fabio Truc, tornano protagonisti in questo ciclo di tre appuntamenti. Martinet, come sempre, aprirà gli incontri con una breve introduzione di attualità – di politica o di costume - e di qui partirà il dialogo tra scienza e rimandi letterari, con brevi citazioni di versi poetici e brani di narrativa. Un fisico, Fabio Truc, e un giornalista, Enrico Martinet, si presentano come “L’”, dialogano cioè nel segno dell’apostrofo, unendo attualità, fisica, letteratura e qualche nota.

MERCOLEDÌ 22 luglio – ore 21.15 – presso il Jardin de l’Ange.  “Il male nel mondo invisibile”. Ci si sprofonda nell’infinitamente piccolo e si incontra ciò che ha spaventato e ancora spaventa il mondo, il virus Covid-19, che ha provocato la pandemia. Il male invisibile in un mondo che il fisico Fabio Truc ha indagato con una ricerca nella sua terra di origine, Cogne, con una singolare sperimentazione. Proprio in quelle dimensioni c’è anche il segreto della materia, l’origine dell’universo. Un viaggio fra i misteri, l’apparente magia della quantistica, alternati a letture di romanzi, poesie e saggi.

MERCOLEDÌ 29 luglio – ore 21.15 – presso il Jardin de l’Ange. “Il topo di Einstein e il gatto di Schrödinger”. Il genio e l’ironia di Einstein confrontato a uno dei più straordinari paradossi dettati dalla fisica quantistica e rivelati da Erwin Schrёdinger, premio Nobel nel 1933. Alla contemporaneità di due stati opposti, la vita e la morte, del gatto, Einstein risponde con ironia indicando la “risposta” impossibile del topo. Tutto ruota intorno alla sovrapposizione di stati che in letteratura corrispondono a un’indeterminatezza di identità, che contraddistingue la grande letteratura tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento.

MERCOLEDÌ 26 agosto – ore 21.15 – presso il Jardin de l’Ange. “Papà, perché la notte è buia”. Interrogativo in apparenza ingenuo che nasconde una sorta di paradosso rispetto ai miliardi di stelle che riempiono il cielo. La soluzione di quello che viene definito il paradosso di Olbers è tutt’altro che scontato e impone di raggiungere idealmente l’origine dell’universo. Soluzione che fu ipotizzata da Edgar Alan Poe in uno dei suoi racconti. Le pagine letterarie sconfinano nella paura atavica del buio, sul suo significato, sull’esistenza del limite tra realtà opposte a partire dal binomio luce-oscurità che evoca vita e morte.  

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